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giovedì 28 febbraio 2008

Il nostro Mario scrive sul Gazzettino!

Sulla ghiaia un appello a Corona.

Avevo, tempo addietro, telefonato a Mauro Corona. Quella volta il suo telefono squillò parecchie volte a vuoto: tuu, tuu, tuu, tuu, fu l'unica risposta che ebbi, finquando una gentile voce di donna, registrata in segreteria telefonica, interruppe quel monotono soliloquio, pregandomi di richiamare o di lasciare un messaggio.
Ho avuto la fortuna di conosce Corona, o per meglio dire, di vederlo a Claut, paese da cui proviene mia moglie. Lo trovai in un bar del centro, con un braccio appoggiato stancamente al bancone di acciaio, mentre la mano destra sosteneva un bicchiere di buon vino rosso, ancora mezzo pieno o mezzo vuoto. Mi misi allora a osservarlo attentamente, su di lui circolavano voci che ormai si erano trasformate in vere leggende. Derivavano da un condensato di atteggiamenti, da vizi e virtù che potevano riassumersi in sentimenti, emozioni, sogni e fatti concreti. Una simpatica eccentricità si rispecchiava nella fama di sensibile e famoso scrittore di grido, ma anche nel suo atteggiamento burbero e scostante ma anche nel suo modo di vestirsi. Ma di lui si conoscevano anche la capacità e il coraggio nell'affrontare vette e rocce, apparentemente inviolabili, in scalate ardue e difficili, affrontate con il solo mezzo della forza delle braccia e della sua tenacia.
Una grinta che si sposa quasi al suo estro, alla sua geniale fantasia e alla sensibilità, che meglio esprime nel raccontare eventi della sua infanzia. Ma grande è nel contempo, la capacità di coinvolgere emotivamente i suoi lettori, allorché descrive la vita passata fra i monti, fra le amate piante di boschi che stanno scomparendo, come scompare con esse tutta l'umanità, perché natura e uomo sono univoci e indissolubili elementi, legati a un unico destino. Una natura vittima della bramosia umana, del suo incontrollato e incontrollabile desiderio di possesso, come se il controllo su di essa potesse diventare il controllo sull'universo e quindi sul creato.
Ho chiesto al telefono di Corona la sua partecipazione, un aiuto, un suo appoggio alla nostra lotta contro il perpetrarsi del nostro Vajont degli anni Tremila, il Vajont di una zona pedemontana, ove nel terzo millennio nuovi e più voraci squali del sistema imprenditoriale, se non si dovesse rispettare, più che le norme previste in materia ambientalista, il buon senso, potrebbero creare gravi danni ambientali, con conseguenze imprevedibili anche sulla salute dell'uomo.
Il monte Toc si è spostato più a valle e sta nuovamente e silenziosamente scivolando dopo 44 anni, lungo i pendii per raggiungere la scura massa liquida che già attende di sommergere nuovi ambienti e graziose abitazioni. Già c'è il pericolo che si crei una nuova diga, in una zona non molto distante da Erto, tonnellate di ghiaia potrebbero allora riversarsi senza controllo e, come vendetta della natura, sull'uomo sordo ai suoi richiami disperati, su un paese grazioso in cui la gente felice e operosa conduce la sua vita normalmente, portando come ogni giorno i figli all'asilo, lavorando nelle fabbriche adiacenti, gestendo la casa nelle attività quotidiane, ma ora con una velata preoccupazione nel cuore. Una malinconia dettata da dubbi atroci a cui non è stata data ancora alcuna risposta e chiarezza.
Mauro, parli del nuovo oro dell'era moderna, la ghiaia nel tuo caso e il materiale per fare cemento nel nostro. So perché scrivi proprio in questo momento, so perché non lo hai fatto quando avresti potuto farlo. Forse che la natura è figlia di madri diverse? O come sospetto sta diventando orfana di ambo i genitori. Oppure ognuno si è impossessato di un pezzo di natura da salvaguardare, facendolo proprio, come se fosse una battaglia da vincere e non una guerra da condurre unendo le forze.

Mario Fucile

Dal Gazzettino di Pordenone del 28 febbraio 2008

Traffico e cave, una nuova bretella autostradale

Caneva - Il problema legato al traffico dei mezzi pesanti prodotto dall'attività delle cave, contestualmente a quello della sicurezza per chi circola sulle strade, sembra essere arrivato a risoluzione. Il sindaco Mirto Monte ha fatto il punto, alla luce dell'ultimo incontro del consiglio provinciale.«Premetto che questo tema è da molto tempo sul tappeto - commenta - ma oggi c'è la necessità estrema di fare chiarezza, di definire un percorso, non solo politico ma anche pratico. Il nostro distretto minerario, come ha anche sottolineato recentemente Illy, è forse il più importante in regione. Ogni anno vengono scavati circa 400 mila metri cubi di inerte, che poi viene trasportato creando non pochi problemi, non solo sulle strade di Caneva, ma anche di Sacile. Fino a poco tempo fa questa problematica era stata trascurata, oggi invece, alla luce di un ingente finanziamento regionale, circa 16 milioni di euro, un passo importante è stato fatto».«Proprio in Consiglio Provinciale si è discusso di questo e su mia proposta, assieme ai sindaci di Polcenigo e Fontanafredda, è stato formulato un emendamento che propone di avviare uno studio approfondito sulla nuova viabilità da realizzare. Successivamente è stato accolto all'unanimità dal Consiglio. Il nuovo collegamento con la bretella autostradale, partirà dal comune di Fontanafredda, arriverà a Ranzano in zona industriale "La Croce", lungo la ferrovia proseguirà in comune di Polcenigo, per arrivare sino a Fiaschetti; sempre da Ranzano devierà sino a Budoia».E il sindaco conclude: «Questo è un primo passo nella direzione giusta; tutto il traffico pesante che dal bacino estrattivo di Sarone si riversa ora sulle strade comunali, poi sarà deviato su questa nuova arteria, così come quello che fra qualche anno percorrerà le strade di Budoia. Questo progetto, secondo me, per definirsi risolutivo anche del problema sicurezza, dovrà tener conto anche dei percorsi ciclabili che sia la Comunità montana che i comuni di Brugnera, Caneva, Sacile e Fontanafredda stanno elaborando in collaborazione. Nell'incontro che avremo venerdì a Sacile con l'assessore Sonego, cercheremo di fare il possibile affinché sia accelerata la fase progettuale, valutando anche l'ipotesi della linea ferroviaria che rappresenta sicuramente una risorsa importante».

mercoledì 27 febbraio 2008

Dal Gazzettino di Pordenone del 27 febbraio 2008


Amianto, assemblea sulla discarica.

Porcia - L'amministrazione comunale informa che stasera (alle 20.30) nell'auditorium "Diemoz" del Centro socio-assistenziale si terrà un'assemblea pubblica sulla discarica che sorge in località Croce Vial. Null'altro viene aggiunto nella laconica locandina che campeggia nelle bacheche comunali. Il riferimento è comunque alla prossima apertura (presso la ex cava Dell'Agnese) di una discarica per l'amianto (della capacità di 100mila metri cubi). Nel corso dell'incontro pubblico saranno date le informazioni utili allo smaltimento del famigerato eternit, oltre che resa nota la tipologia dell'impianto. L'impianto è osteggiato da oltre un migliaio di residenti della zona.
La discarica è già stata realizzata dalla General Beton di Cordignano (proprietaria dell'area e gestrice dell'impianto) ma non è ancora entrata in servizio. Ciò potrà avvenire solo dopo che la Regione avrà rilasciato la cosiddetta "Autorizzazione integrata ambientale" (Aia), provvedimento che autorizza l'esercizio. «Il decreto Aia non è stato ancora rilasciato» precisano dagli uffici preposti della Regione.
La ditta ha con largo anticipo informato la potenziale utenza. Infatti, nell'ultimo numero del semestrale "General Beton News" (uscito a ridosso di Natale) compare un articolo promozionale dal titolo "Lo smaltimento dell'amianto, in apertura nel Triveneto la prima discarica sicura e pulita". Nel testo si legge che "nel comune di Porcia è stato realizzato un centro di smaltimento per le lastre e per i rivestimenti in amianto, nel rispetto assoluto delle disposizioni legislative a salvaguardia dell'ambiente, in grado di offrire tutte le garanzie contro i rischi di inquinamento. Si tratta della prima discarica operante in Italia, con le caratteristiche previste dalla nuova legge in materia. È stata realizzata dalla General Beton Triveneta per consentire alle aziende che si occupano della bonifica dell'amianto di smaltire qui in Italia il materiale bonificato. Finora - si legge ancora - chi operava in questo settore doveva assumersi l'onere di costosi trasporti verso le discariche francesi, austriache o tedesche, in quanto le direttive europee richiedono che i manufatti che contengono amianto vengano smaltiti in appositi siti, espressamente attrezzati per evitare qualsiasi tipo di contaminazione, a salvaguardia dell'ambiente e della salute dei cittadini". In calce all'articolo sono aggiunti i recapiti telefonici (fisso e cellulare) dell'azienda per ottenere ulteriori informazioni.
Dario Furlan

Dal Gazzettino del 27 febbraio 2008


Internet in banda larga? In Friuli sarà così.

Partire subito - non appena ottenuta l'aggiudicazione ufficiale della licenza - con la realizzazione delle infrastrutture, da completarsi in tempi più che dimezzati (12 mesi) rispetto ai 30 previsti dal bando di gara; e poi, fare del Friuli Venezia Giulia un "bocchettone" di entrata e uscita anche per provider esteri e mettere in campo tutta una serie di servizi realizzati grazie a «importanti sinergie» e che consentiranno di «non limitarci a quello che è un puro e semplice wimax, ma arricchendolo con le altre frecce che abbiamo al nostro arco». Modesto Volpe, presidente di Assomax-Nettare, l'alleanza di 35 aziende installatrici e costruttrici nazionali di telecomunicazioni che si è aggiudicata per 680mila euro la licenza per le frequenze relative alla banda larga senza fili del Friuli Venezia Giulia, traccia già lo scenario in cui si muoverà non appena verrà ufficializzata l'assegnazione: «Dall'aggiudicazione ufficiale - spiega Volpe - che dovrà avvenire entro 7 giorni, avremo 30 giorni per versare i 680mila euro dovuti per la licenza; dopo quella scadenza, saremo gli aggiudicatari, salvo ricorsi».
- Lei si è detto soddisfatto per la cifra di aggiudicazione, dicendo che è inferiore alle vostre aspettative. La Regione Fvg ha invece spiegato il ritiro della propria controllata Mercurio dalla gara con il prezzo elevato raggiunto dall'asta... Chi ha ragione?
«Siamo due realtà diverse. Mercurio partecipava alla gara pensando ad un utilizzo del wimax solo per la Pubblica amministrazione. Noi possiamo contare su un mix Pubblico-privato. Abbiamo ampi spread per l'attività in Fvg che Mercurio non aveva. E quanto al prezzo di aggiudicazione, credo che abbiamo avuto un colpo di fortuna, perché forse nella tornata decisiva qualcuno non ha rilanciato pensando ci fossero ancora "pause"...».
- La tempistica per l'avvio del wimax?
«Essendo noi un'alleanza di installatori e costruttori nazionali operanti nel settore, potremo partire con la realizzazione infrastrutturale non appena ci sarà l'aggiudicazione ufficiale. E, non dovendo ricorrere ad appalti ma potendo fare tutto in proprio, essendo professionisti del settore che lavorano per i più grandi operatori, puntiamo a realizzare le infrastrutture nel giro di 12 mesi. Il ministero prevede che entro 30 mesi venga realizzata una copertura del 60\% del territorio per poter rimanere assegnatari della licenza. Noi non vogliamo limitarci al minimo... E in un tempo più breve».
- I programmi previsti dal vostro business plan?
«Preferisco non parlarne prima dell'aggiudicazione definitiva. Di certo il Fvg, regione di confine, con sbocco sul mare, offre molte opportunità. Guardando a Slovenia e Austria, ad esempio, penso che potrebbe essere un "bocchettone" di entrata e uscita...».
- Scendendo sul terreno della comunicazione...
«Penso che potremo magari partecipare come sponsor e con le nostre tecnologie alla Barcolana. Potrebbe essere una delle nostre prime iniziative, anche se è ancora tutto da vedere».

lunedì 25 febbraio 2008

Dal Gazzetino di Pordenone del 24 febbraio 2008

Problema cava, la "secessione" di Santa Lucia

Budoia - "Secessione dei residenti di Santa Lucia di Budoia". La provocazione "scissionista" è stata lanciata nell'assemblea popolare dei cittadini due sera fa, e ha fatto il botto. Tutti delusi dall'analisi dei contenuti del ricorso al Tar presentato dall'amministrazione comunale di Budoia, avverso la delibera regionale numero 2863. Quella votata dalla Regione Friuli il 23 novembre scorso e che autorizza il traffico pesante sull'asse viario Caneva-stazione Santa Lucia.
"Verifichiamo con un sondaggio la possibilità di un rapporto più stabile con il Comune di Polcenigo - hanno proposto i "scissionisti" pronti alla difesa del territorio pedemontano dalle polveri sottili e dal rischio sicurezza. L'analisi del documento di ricorso al Tar ha evidenziato la corretta formulazione dei punti relativi ai vizi di forma della procedura amministrativa, che ha concluso temporaneamente l'iter progettuale. Non sono emersi però, come si sperava, elementi concreti che facciano sperare in una soluzione definitiva sull'ipotesi di utilizzo della stazione di Santa Lucia". Altra petizione in vista per la secessione? "Altre iniziative in vista - promettono i residenti -. La salvaguardia della salute e della qualità della vita sono una priorità che ci sta molto a cuore". Sta a cuore anche alla Provincia di Pordenone: la seduta consigliare di due sere fa nel palazzo di largo San Giorgio ha discusso la mozione presentata dal consigliere leghista Edouard Ballaman. In ballo, c'era la possibilità di fare retromarcia sull'approvazione concessa in prima istanza, alla delibera regionale numero 2863. "Un confronto fiume - ha fatto il report Egidio Santin, referente del Gruppo di Polcenigo presente con i delegati del Comitato di Santa Lucia di Budoia -. Il Sindaco di Fontanfredda Giovanni Baviera ha proposto di dirottare il traffico pesante che parte dalle cave di Caneva al casello di Ranzano". E' stato votato all'unanimità l'impegno a individuare un'opzione alternativa al percorso nella Pedemontana, per i tir che trasportano materiali di cava. "La decisione della Provincia e le 900 firme della petizione popolare raccolte sono determinanti - ha sottolineato Ballaman - La Regione dovrà tenere in considerazione le legittime richieste dei cittadini".

Dal Gazzettino di Pordenone del 25 febbraio 2008

Tramovalorizzatore ad Aviano. Berto: maggioranza ambigua.

Aviano - "Il sindaco Del Cont Bernard ha fatto il primo passo verso il termovalorizzatore". Lo afferma l'ex primo cittadino, Riccardo Berto, il quale interviene dopo l'approvazione di un ordine del giorno, in consiglio comunale, contro l'inceneritore che la Provincia vorrebbe realizzare ad Aviano. Berto sottolinea l'irregolarità nella presentazione del documento e spiega che, al di là di questi aspetti "avremmo tutti condiviso tale proposta se non fosse stato per l'ambiguità nei punti successivi".
Berto spiega d'avere chiesto di inserire nell'ordine del giorno la frase "no al termovalorizzatore ad Aviano", proposta bocciata dalla maggioranza perchè, era stato spiegato, "non avrebbe trovato appoggio dagli altri Comuni, i quali avrebbero potuto temere la realizzazione del termovalorizzatore nel proprio territorio". "Stanno cercando in modo ambiguo di nascondere la verità. Il Sindaco e tutta la maggioranza - incalza Berto - non hanno voluto votare contro il termovalorizzatore ad Aviano perchè vogliono mascherare la verità ai cittadini. Il loro percorso sarà un'altro: cavalcando l'onda di Napoli, propongono prima una differenziata spinta che, a distanza di tempo, dimostreranno non essere sufficiente, per arrivare, in ultima istanza, alla realizzazione del termovalorizzatore. Dove sono finiti gli ambientalisti di Rifondazione e i Cittadini per Aviano che quand'erano in opposizione e durante l'ultima campagna elettorale si dichiaravano in modo netto contrari al termovalorizzatore ad Aviano?". Secondo Berto avere un termovalorizzatore nel comune significa "rischio continuo di liberazione di diossina e polveri sottili".

venerdì 22 febbraio 2008

Dal Gazzettino di Pordenone del 22 febbraio 2008

L'aula si svuota sui conti

Budoia - Le minoranze abbandonano l'aula consiliare e il consiglio comunale non può deliberare. È successo a Budoia nel corso dell'ultima seduta; la maggioranza non aveva il numero legale, la seduta è iniziata con la partecipazione delle minoranze, le quali dopo aver ascoltato le comunicazioni del sindaco nel corso delle quali c'è stata anche l'illustrazione del bilancio preventivo per il 2008, e aver votato l'approvazione dei verbali della seduta precedente, hanno deciso di lasciare la maggioranza a piedi. Due le assenze: il vice sindaco Pietro Ianna all'estero e un consigliere, Giacomo Del Maschio, che era uscito dalla maggioranza lo scorso ottobre. Inaspettato l'abbandono dell'aula: «Pensavamo che non ci fossero motivi da parte delle minoranze per abbandonare l'aula dice il sindaco Antonio Zambon all'ordine del giorno c'era una modifica al regolamento Ici, che porta dei miglioramenti allo stesso, e la convenzione con il Comune di Prata per il segretario comunale. A questo punto fisseremo una nuova data per il 29 febbraio». «Il nostro gesto ha voluto essere un ulteriore segnale alla maggioranza: abbiamo più volte fatto rilevare mancanza di dialogo e di condivisione delle problematiche», chiarisce il consigliere del gruppo Impegno Democratico Massimo Scussat .

sabato 16 febbraio 2008

Dal Gazzettino di Pordenone del 16 Febbraio 2008

Cava, il Comitato pensa alle nuove iniziative

Budoia - È decisamente molto sentito il problema del traffico in pedemontana: a breve distanza dalla notizia della presentazione del ricorso al Tar da parte dell'amministrazione comunale budoiese, il Comitato dei cittadini di Santa Lucia di Budoia ritorna sull'argomento.

Meno politica, ma non meno grinta. «In periodo di campagna elettorale spiega il direttivo in un intervento intendiamo prendere le distanze da qualsiasi forma di strumentalizzazione politica». Il ricorso fatto dall'amministrazione comunale è stato un atto dovuto alla popolazione secondo il comitato che incalza: «Abbiamo già presentato una petizione con un migliaio di firme alla IV commissione regionale permanente, in settimana abbiamo consegnato altre 160 firme, relative all'istanza di autotutela agli organi competenti». Non si ferma qui il lavoro dei cittadini di Santa Lucia, che promettono: «Continua il percorso intrapreso in nome della cittadinanza, a tutela della stessa. Prendiamo atto delle ragioni e dei dati esposti dalla ditta proponente la nuova cava; dati che riteniamo già illustrati in precedenza e sui quali vogliamo ribadire le nostre perplessità». Non cedono dunque i cittadini, una sessantina gli aderenti al comitato, che intendono mantenere alto il livello di attenzione, proprio per non farsi sfuggire eventuali passi successivi; ma il comitato non si preoccuperà solo del traffico e già pensa di rivolgere l'attenzione ad altri aspetti della vita del Comune: «A breve consulteremo tutti i partecipanti conclude il direttivo per decidere su nuove iniziative; nella riunione si discuterà sulla richiesta da farsi al Comune di Budoia, affinchè adotti norme già adottate da altri comuni limitrofi, quali quelle di Agenda 21».

F.G.

giovedì 14 febbraio 2008

Dal Gazzettino di Pordenone del 14 febbraio 2008

Nota della CPS

Budoia - (S.S.) La nota di cinque pagine è stata inviata dalla Cps, srl proprietaria delle cave Val Longa e Lamata di Caneva, ai Comuni di Budoia, Caneva, Polcenigo e alla Provincia per fare alcune precisazioni sulla vicenda che, tra ricorsi al Tar e proteste, sta tenendo banco in paese. Una sorta di biglietto da visita con il quale la ditta racconta il suo passato, «un risultato ambientale raggiunto alla cava Lamata riscontrabile e apprezzato dagli organismi regionali per la qualità della sua risistemazione ambientale», e presenta il suo futuro che si chiama Val Longa con un progetto «iniziato dall'analisi della riduzione degli impatti ambientali e soprattutto a quelli connessi alla visibilità delle coltivazioni, alla produzione di polveri, rumori ed emissioni in atmosfera e, non per ultima, la viabilità collegata». Ed è proprio quest'ultimo punto ad aver sollevato le proteste dei residenti che temono un aumento del traffico pesante con l'apertura della nuova cava. Un timore che la Cps cerca di dissipare fornendo alcuni dati sulla base della materia prima che la cava dovrebbe fornire al cementificio di Torviscosa (progetto presentato dal Gruppo Grigolin, coproprietario della Cps): «Il fabbisogno fornito alla cementeria dalla Cps era stato quantificato in circa 10 mila quintali il giorno che avrebbero comportato un traffico giornaliero di camion lungo la direttrice Sarone-Budoia di 24 viaggi di andata e altrettanti di ritorno nell'arco di nove ore diurne, ovvero un transito ogni 22 minuti». La nota ricorda poi che l'amministrazione comunale di Budoia nel 2006, dopo aver detto no al passaggio di mezzi all'interno del paese, aveva espresso parere favorevole alla realizzazione, a spese della Cps, di un pezzo di strada che dal passaggio a livello adiacente la zona industriale, costeggiando la ferrovia raggiungesse la stazione ferroviaria. Poi, dopo le difficoltà intervenute per la realizzazione del cementificio di Torviscosa, la Cps ha chiesto alla regione di poter utilizzare la stazione di Budoia per trasportare in altri siti del Gruppo Grigolin la quantità di materiale prevista dal progetto. «La produzione inizierà non prima di tre anni», conclude la nota sottolineando che «la compatibilità ambientale non è un'autorizzazione. La nuova viabilità sarà vagliata ancora dall'amministrazione comunale».

venerdì 8 febbraio 2008

Dal Gazzettino di Pordenone dell'8 febbraio 2008

Lega: uniamoci contro il traffico pesante

Polcenigo - La Lega Nord di Polcenigo ritorna sul problema del traffico pesante in Pedemontana e lo fa chiedendo ai consiglieri comunali di minoranza Luigino Del Puppo e Odino Steffan di proporre un ordine del giorno per il prossimo consiglio comunale. «Vi invitiamo dicono Egidio Santin e Ivo Del Puppo, a nome del gruppo civico per la riqualificazione di Polcenigo e della sezione della Lega - a farvi parte attiva attraverso i gruppi consigliari di un apposito ordine del giorno in merito alla problematica di un eventuale aumento del traffico di automezzi pesanti sulla strada provinciale Pedemontana. Il transito riguarderebbe in modo particolare le frazioni di Range e Coltura, con specifico interesse a zone di rilievo ambientale quali le località della Santissima e del Gorgazzo. In particolare spiegano Del Puppo e Santin - chiediamo che il Consiglio comunale possa deliberare sulla richiesta alla Regione in merito alla modifica delle delibere 1089/2006 e 2863/2007, per quanto attiene alla parte relativa al percorso individuato in relazione al trasporto di materiale della cava Val Longa in comune di Caneva. Crediamo che la strada da perseguire sia quella di trovare una soluzione concordata tra amministratori comunali e regionali, parti economiche interessate (ditta Cps), forze sociali e comitati civici».
La richiesta di Lega e comitato va nella direzione di avere a breve una delibera di Consiglio comunale: «Su una questione che avevamo già sollevato in pubblica assemblea del 16 luglio 2007 a San Giovanni. Era presente anche l'assessore alla viabilità del comune e dal quale non erano state fornite precise rassicurazioni. La richiesta viene formulata anche in virtù delle numerose firme raccolte dal Comitato di Santa Lucia di Budoia e altri, presentate alla regione Friuli Venezia Giulia il primo febbraio scorso». Nel consiglio comunale di martedì prossimo sarà discusso un ordine del giorno sull'argomento, presentato dall'assessore all'ambiente Fabrizio Venier.
F.G.

Dal Gazzettino nazionale del 1 febbraio 2008

L'emergenza rifiuti in Campania, ...

L'emergenza rifiuti in Campania, che si fa ogni giorno più esplosiva, è una metafora del modello di sviluppo occidentale e del suo possibile, anzi probabile, destino. In genere si addebita la responsabilità di tale emergenza agli amministratori locali, ai governi nazionali, di sinistra o di destra, ai vari commissari straordinari, agli interessi della camorra e allo stesso popolo partenopeo poco incline, per storica indole, all'ordine. E queste responsabilità, naturalmente ci sono. Ma il nocciolo della questione non è affatto qui.
Napoli e la Campania non sono che la punta più evidente e più visibile di un gigantesco iceberg mondiale. Il fatto è che il modello di sviluppo occidentale, nel quale oggi rientrano anche la Russia, la Cina, l'India e tutti i Paesi cosiddetti terzomondisti dov'è penetrata la nostra economia, produce troppo. Tot di produzione vuol dire un altrettale tot di rifiuti. E poichè, come diceva Democrito già nel IV secolo a.C., "in natura nulla si crea e nulla si distrugge" il rifiuto lo si può spostare, lo si può nascondere, come fan i cani nascondendo la loro cacca sotto il tappeto, ma non lo si può eliminare. Un caso classico di occultamento canino sono i termovalorizzatori. Il termovalorizzatore riduce solo apparentemente i rifiuti, in realtà semplicemente li comprime. Come sempre avviene con la tecnologia. La tecnologia comprime in tempi e spazi ridottissimi ciò che la natura elabora in tempi lenti e in spazi ampi. Ma l'energia così compressa rimbalza, prima o poi, come una molla e con la stessa forza che l'ha compressa. Il termovalorizzatore in realtà è un produttore di un concentrato di veleni (la diossina) che rimangono in circolazione per un tempo pressochè eterno, almeno in termini umani. Abbiamo reso la cacca meno visibile, ma non meno insidiosa.
É anche per questo che altre regioni italiane sembrano meno compromesse della Campania. Alcune di queste poi mandano i loro rifiuti in Germania, pagando il servizio a peso d'oro. E cosa fanno i bravi tedeschi? Fanno quello che farebbero i napoletani se solo potessero: scaricano i rifiuti più tossici altrove, sulle coste del Benin e di altri Paesi, troppo poveri e troppo deboli per opporsi al proprio genocidio. Ma prima o poi anche le coste del Benin diverranno sature. E allora tutto il pianeta sarà nelle condizioni in cui sono oggi Napoli e la Campania.
La soluzione sembrerebbe ovvia: produrre di meno. Ma non si può. Questo modello è basato sulle crescite esponenziali. Il che vuol dire che non solo, dio guardi, non può tornare indietro, non solo non può fermarsi, non solo non può rallentare, ma non può nemmeno mantenere, per quanto già vertiginosa, l'attuale velocità ma deve, per sua ineludibile coerenza interna, continuamente aumentarla, altrimenti implode su se stesso. E nessun Paese, preso singolarmente, può sottrarsi a questa folle corsa produttiva, perchè retrocederebbe a livelli considerati intollerabili. Ci vorrebbe una «moratoria mondiale della produzione». Ma chi mai oserebbe nemmeno pensarla? E se mai qualcuno ci pensasse sarebbe sommerso dai frizzi, dai lazzi, dagli insulti, dagli sputi proprio di coloro che lamentano i tumori, le leucemie, le malattie cardiovascolari, quelle respiratorie provocate dall'inquinamento, ma che, in una tragica fagia autodistruttiva, non sognano che di ingurgitare sempre nuovi prodotti, e si considerano poveri se non li hanno, confondendo i bisogni con i desideri che son cosa diversa. Moriremo non perchè poveri, ma perchè troppo ricchi.
Come nella «Grande abbuffata» di Marco Ferreri moriremo soffocati dalla nostra stessa merda. Moriremo come meritiamo. Come merita chi ha dimenticato ogni senso del limite e di sè e lo stesso istinto di sopravvivenza. Amen.
www.massimofini.it

domenica 3 febbraio 2008

Dal Gazzettino di Pordenone del 3 febbraio 2008

Lite in giunta, il sindaco zittisce Fregona

Budoia - Non è piaciuta al sindaco di Budoia Antonio Zambon l'uscita pubblica del suo assessore Davide Fregona, con la quale lo stesso chiedeva al sindaco la convocazione di un consiglio comunale, per chiarire i passi dell'amministrazione relativamente a quanto sta facendo per tutelare i cittadini contro il paventato aumento di traffico pesante in pedemontana: «L'assessore è informato su quanto sta avvenendo - dice Zambon - perché ne abbiamo discusso in giunta, ora siamo in una fase istruttoria, nella quale gli avvocati stanno valutando la documentazione in nostro possesso e solo attorno al 10 febbraio, data ultima per la presentazione del ricorso, saremo in grado di sapere se il ricorso al Tar ci sarà o no».
Il sindaco, che garantisce il suo interesse alla tutela dei cittadini del centro pedemontano, spiega come dai documenti progettuali in suo possesso non ci sia il timore di un passaggio consistente di mezzi (non i 200 camion al giorno che cita Lega Nord, ma solo una ventina) e che in ogni caso la delibera della giunta regionale non autorizza al passaggio immediato dei camion: «Ci sono una serie di tutele nei confronti dei cittadini che devono ancora essere messe in campo, come una valutazione di impatto ambientale su Budoia, che fino ad ora non è mai stata fatta, un'eventuale variante al piano urbanistico, per poter realizzare una viabilità alternativa per raggiungere la stazione di Santa Lucia, insomma ci sarà tempo per discutere ancora a lungo del problema».Se un'informazione al pubblico ci sarà dunque, il sindaco conta di farla più avanti, quando il panorama sarà più chiaro anche alla stessa giunta: «Se l'assessore vuole fare assemblee pubbliche - conclude il sindaco attaccando Davide Fregona - le faccia sugli argomenti dei suoi referati: ambiente, rifiuti e sanità, temi sui quali più volte sono stati sollecitati incontri anche dai cittadini».FG

martedì 29 gennaio 2008

Dal Gazzettino di Pordenone del 29 gennaio 2008

Cava Val Longa, firme casa per casa
Budoia - Dopo il clamore dell'ultimo mese con i comitati e le assemblee pubbliche, a Budoia si chiede un chiarimento istituzionale per offrire nella sede più idonea le informazioni sugli sviluppi della situazione legata alla nuova cava Val Longa di Sarone e al paventato aumento del traffico pesante nei territorio di Budoia e Polcenigo. È l'assessore Davide Fregona che, a seguito dei movimenti sviluppatisi in paese, ha ritenuto di chiedere al sindaco Antonio Zambon la convocazione di una seduta del consiglio comunale: «Ho ritenuto di sollecitare il sindaco - spiega Fregona - il quale è stato d'accordo con l'idea di una nuova seduta del Consiglio perché dall'ordine del giorno del 19 dicembre è passato oltre un mese. Nel frattempo i comitati sorti da una parte spingono a riflessioni, ma creano anche un po' di disagio nella popolazione, che chiede chiarimenti a noi amministratori. Noi come giunta naturalmente siamo informati delle scelte assunte dal sindaco - spiega Fregona -, ma l'ordine del giorno è stato votato all'unanimità dall'intero consiglio comunale, che ha dato mandato al primo cittadino affinché potesse prendere i provvedimenti utili a evitare il passaggio del traffico pesante tanto temuto. Così è opportuno tornare davanti al consiglio e rendere conto di quanto fatto in questo periodo di tempo».
Intanto, mentre il sindaco di Budoia è ancora in attesa del parere dello studio legale per valutare la strada migliore da intraprendere, il comitato sta battendo a tappeto il paese, di casa in casa, per la raccolta delle firme, ormai attiva da giorni anche a Polcenigo. Convinti che il ricorso al Tar sia l'unica soluzione seria da adottare, dal comitato attendono con fiducia, di sapere qualcosa di ufficiale da parte del sindaco Zambon prima del 10 febbraio, ultimo giorno utile per presentare il ricorso al Tribunale amministrativo triestino. F.G.

giovedì 24 gennaio 2008

Dal Gazzettino di Pordenone del 24 gennaio 2008

Petizioni e Tar per combattere la cava

Budoia - Fermento in pedemontana dopo le assemblee pubbliche dei giorni scorsi, quando è stato discusso il paventato aumento di traffico pesante nei territori comunali di Budoia e Polcenigo, a seguito dell'autorizzazione a una nuova cava a Caneva. Comitati di cittadini e partiti avviano raccolte di firme, mentre il sindaco di Budoia Antonio Zambon, forte del mandato ricevuto nell'ordine del giorno sull'argomento, votato all'unanimità dal consiglio comunale lo scorso dicembre, interessa uno studio legale, per valutare la possibilità di presentare ricorso al Tar.«Il termine per un eventuale ricorso - spiega Zambon - è il 10 febbraio. Abbiamo consegnato tutta la documentazione in nostro possesso a un avvocato, che valuterà quali azioni di tutela possano essere avviate,per evitare danni alla salute dei cittadini. Siamo in attesa di ricevere le relazioni sulla Valutazione di impatto ambientale precedenti all'ultima, appena consegneremo questi documenti, lo studio legale darà il suo parere e procederemo per la strada migliore, per offrire tutela ai cittadini del nostro comune». Non è esclusa la possibilità di ricorrere al tribunale amministrativo, ma non è l'unica via che l'amministrazione budoiese intende percorrere. Intanto il comitato "cittadini Santa Lucia di Budoia", che riconosce l'impegno del sindaco budoiese e dei consiglieri di minoranza Giancarlo Bastianello e Massimo Scussat, ha avviato una petizione popolare contro l'aumento del traffico, e ha in serbo altre iniziative. «Martedì - spiegano - è stato fatto un incontro a Pordenone, con alcuni responsabili del gruppo "Amici di Beppe Grillo" che si sono impegnati a raccogliere con appositi moduli le firme necessarie. Alcuni componenti del comitato di Santa Lucia esporranno le loro preoccupazioni e i loro dubbi durante l'incontro degli amici di Beppe Grillo, il 27 alle 20.30 nell'ex convento di San Francesco a Pordenone. I punti di raccolta firme pedemontani sono a Santa Lucia di Budoia, nella pizzeria Magiribà, a Budoia in Comune e nel negozio Ottica Pedemontana, a Dardago nella rivendita tabacchi e giornali Dapas Nives e a Polcenigo nell'edicola libreria Minatelli. Non perde tempo nemmeno la Lega Nord, che scenderà in piazza domenica Polcenigo con il gruppo locale, «per raccogliere firme a sostegno della richiesta all'amministrazione comunale in favore della propria popolazione - spiegano - visto il dissenso e il malcontento generali sul transito e sulla "razionalizzazione" della viabilità comunale»."F.G.