lunedì 25 febbraio 2008

Dal Gazzettino di Pordenone del 25 febbraio 2008

Tramovalorizzatore ad Aviano. Berto: maggioranza ambigua.

Aviano - "Il sindaco Del Cont Bernard ha fatto il primo passo verso il termovalorizzatore". Lo afferma l'ex primo cittadino, Riccardo Berto, il quale interviene dopo l'approvazione di un ordine del giorno, in consiglio comunale, contro l'inceneritore che la Provincia vorrebbe realizzare ad Aviano. Berto sottolinea l'irregolarità nella presentazione del documento e spiega che, al di là di questi aspetti "avremmo tutti condiviso tale proposta se non fosse stato per l'ambiguità nei punti successivi".
Berto spiega d'avere chiesto di inserire nell'ordine del giorno la frase "no al termovalorizzatore ad Aviano", proposta bocciata dalla maggioranza perchè, era stato spiegato, "non avrebbe trovato appoggio dagli altri Comuni, i quali avrebbero potuto temere la realizzazione del termovalorizzatore nel proprio territorio". "Stanno cercando in modo ambiguo di nascondere la verità. Il Sindaco e tutta la maggioranza - incalza Berto - non hanno voluto votare contro il termovalorizzatore ad Aviano perchè vogliono mascherare la verità ai cittadini. Il loro percorso sarà un'altro: cavalcando l'onda di Napoli, propongono prima una differenziata spinta che, a distanza di tempo, dimostreranno non essere sufficiente, per arrivare, in ultima istanza, alla realizzazione del termovalorizzatore. Dove sono finiti gli ambientalisti di Rifondazione e i Cittadini per Aviano che quand'erano in opposizione e durante l'ultima campagna elettorale si dichiaravano in modo netto contrari al termovalorizzatore ad Aviano?". Secondo Berto avere un termovalorizzatore nel comune significa "rischio continuo di liberazione di diossina e polveri sottili".

VI° ASSEMBLEA ANNUALE del CORDICOM FVG

Viene convocata la VI° ASSEMBLEA ANNUALE del CORDICOM FVG per
GIOVEDI' 28 FEBBRAIO - ORE 20.45
presso la sala polifunzionale della 6° Circoscrizione
ad UDINE, in via Santo Stefano 5

Per chi non conosce il luogo:
- via S. Stefano si trova nel quartiere "San Paolo - San Osvaldo"
- da piazzale Cella si esce verso sud ( Lignano ) , uscendo dal sotto passo della ferrovia si deve girare a destra (via Pozzuolo), subito dopo la carreggiata piega verso sinistra e appena fatta la curva, sempre a sinistra, si trova Via Napoli
- imboccata via Napoli, via Santo Stefano è la seconda strada a destra (manca la targa con il nome della via)
- fatti pochi metri, a sinistra si trova la VI° Circoscrizione.

E' previsto il seguente Ordine del Giorno:

a) Approvazione Bilancio Consuntivo 2007
e) Azioni ed interventi a sostegno attività dei vari comitati
f) Comunicazioni del Presidente

RACCOMANDO a tutti di NON PRENDERE IMPEGNI
per questa data ed essere presenti sia per assicurare il numero legale, sia per gli argomenti da trattare e per i quali sono necessarie votazioni.

Mandi e ciao
Luciano Zorzenone

venerdì 22 febbraio 2008

Dal Gazzettino di Pordenone del 22 febbraio 2008

L'aula si svuota sui conti

Budoia - Le minoranze abbandonano l'aula consiliare e il consiglio comunale non può deliberare. È successo a Budoia nel corso dell'ultima seduta; la maggioranza non aveva il numero legale, la seduta è iniziata con la partecipazione delle minoranze, le quali dopo aver ascoltato le comunicazioni del sindaco nel corso delle quali c'è stata anche l'illustrazione del bilancio preventivo per il 2008, e aver votato l'approvazione dei verbali della seduta precedente, hanno deciso di lasciare la maggioranza a piedi. Due le assenze: il vice sindaco Pietro Ianna all'estero e un consigliere, Giacomo Del Maschio, che era uscito dalla maggioranza lo scorso ottobre. Inaspettato l'abbandono dell'aula: «Pensavamo che non ci fossero motivi da parte delle minoranze per abbandonare l'aula dice il sindaco Antonio Zambon all'ordine del giorno c'era una modifica al regolamento Ici, che porta dei miglioramenti allo stesso, e la convenzione con il Comune di Prata per il segretario comunale. A questo punto fisseremo una nuova data per il 29 febbraio». «Il nostro gesto ha voluto essere un ulteriore segnale alla maggioranza: abbiamo più volte fatto rilevare mancanza di dialogo e di condivisione delle problematiche», chiarisce il consigliere del gruppo Impegno Democratico Massimo Scussat .

giovedì 21 febbraio 2008

Dal Messaggero Veneto del 20 febbraio 2008

Marcia indietro in provincia.

Budoia - Stop al "politichese" sulla tormentata vicenda del traffico pesante nell'asse Caneva -Santa Lucia di Budoia che da un mese infiamma la pedemontana: la Lega Nord ha chiesto un incontro ufficiale con la ditta Cps, durante l'animata assemblea pubblica del Carroccio nella sala consiliare di Budoia. "Passiamo ai fatti e chiediamo un incontro ufficiale a Caneva con la ditta Cps - hanno detto i leader del Carroccio di Aviano-Budoia e Polcenigo, con Egidio Santin che coordina il Gruppo civico per la per la riqualificazione di Polcenigo -. Presenteremo l'ipotesi alternativa al trasporto su strada degli inerti di cava, cioà la costruzione di un binario che colleghi la zona di cava al passaggio a livello di Ranzano".
Due i fronti aperti dal Carroccio. "Domani - ha anticipato Edouard Ballaman, promotore dell'iniziativa - il consiglio provinciale voterà la mozione di revoca al parere favorevole dato dall'ente alla Regione". Regione che ha acceso il verde sul traffico dei Tir sulle strade della Pedemontana con la delibera 2863 del 23 novembre scorso. Il Comitato dei Cittadini di Santa Lucia di Budoia ha raccolto 900 firme, depositate a Trieste, chiedendone la revoca e altre 160 sull'istanza di autotutela. L'amministrazione comunale di Budoia ha presentato ricorso al Tar, nei primi giorni di febbraio. La Lega cerca la terza via: il confronto con la ditta Cps, che dirige il progetto di escavazione e trasporto, per ottenere una soluzione morbida.
"Salvare il mercato del lavoro, l'occupazione e l'ambiente - è la linea del Carroccio -. Le amministrazioni comunali di Budoia e Polcenigo fanno "melina", ma serve un'azione risolutiva". Significa risolvere quello che il consulente della ditta Cps Giannino Padovan ha presentato nel forum pubblico di Budoia: 50 viaggi al giorno dei Tir, dalla cava a Santa Lucia. Moltiplicati per 235 giorni l'anno (lavorativi) e nell'arco di 20 anni (il tempo del contratto stipulato) significano 225 mila passaggi che alzano il tasso di inquinamento e mettono a rischio la sicurezza.

domenica 17 febbraio 2008

Così vince la casta della "furlanidad"

E' esattamente il contrario di ciò che si millanta volere.
Ho sul mio comodino "Maa Onda", di Ida Vallerugo, superba raccolta di poesie nella parlata di Meduno. Non riesco a immadinare l'assessore regionale alla cultura Roberto Antonaz, mitico "compagno dalla A alla Z", leggere quei testi con la dovuta commozione. Non riesco ad immaginare nessuno dei politici promotori della legge sul friulano provare la dovuta insostenibile tenerezza di fronte a versi come (mi perdonerete l'assenza di circonflessi): "Rigina andina, per te/a na svuala pì in larchis clamus girs il condor...". Regina andina, per te più non vola in larghi e calmi giri il condor.
Ho imparato a fidarmi del mio fiuto. E il mio fiuto mi dice che ai promotori di questa legge non importa un bel niente del Friuli. Importa invece della sua sopravvivenza come Casta, quella con la C maiuscola. Serve a impedire che l'opposizione avvii una campagna elettorale "etnica", una chiamata alle armi basata sulla friulanità, contro un presidente triestino. Punto e basta. Che questa legge eriga nuovi steccati dopola caduta del vecchio confine di Stato, pare non importi. Ai "visitors" non importa lo sconcerto che questa genialata semina nel popolo della sinistra. Siamo di fronte ad una strana classe politica. Finge di ascoltare gli esperti e poi gli ignora. Chiede pareri al massimo livello sulla Ferriera di Trieste (impianto con diossina a livelli omicidi in una delle zone più urbanizzate del capoluogo) e poi lo secreta, fregandosene dell'allarme civile, perchè lo stabilimento continui a vomitare veleno. Imbastisce un ufficio, Agenda 21, per cercare il consenso delle scelte territoriali e poi non accetta nessun suggerimento, salvo a decidere devastanti sghiaimenti dei fiumi non consigliati da nessuno.
Col friulano non è poi tanto diverso. Qualche anno fa - governava la Destra - si chiese agli allievi e alle famiglie, scuola per scuola, se erano d'accordo sull'introduzione della lingua locale nei corsi. Il risultato del sondaggio non venne mai reso noto perchè fu deludente. Oggi si fa la stessa cosa: si chiede alla famiglie di esprimere la loro eventuale contrarietà, non il loro eventuale favore. Si sa che, nella seconda ipotesi, le adesioni sarebbero sicuramente minori, e la legge sarebbe sbugiardata al primo collaudo.
Pochi hanno coraggio di dire no. L'astuzia dell'operazione è tutta qui. Chi rema contro viene tacciato di antipatriottismo friulano e così il dibattito muore sul nascere. Ma vivaddio, come si fa a non capire che è uno specchietto per le allodole? E' così evidente: con una mano ti costruiscono cementifici, privatizzano la sanità e ti rapinano di metri cubi di ghiaia dal paesaggio, con l'altra ti consentono di lamentartene nella tua lingua. I treni continueranno a fare schifo, ma alla stazione di Udine - o Trieste, non importa - i treni potranno essere annunciati in friulano. Vuoi mettere la differenza. Un salto epocale. Come se in Campania, anzichè risolvere l'emergenza immondizie si attaccassero cartelli in napoletano (lingua altrettanto nobile, o no?) sui cassonetti o sulle discariche. Una furbata: e davvero non riesco a capire di come il giochetto non appaia chiaro. Un'operazione insincera, calata dall'alto, che serve ad alzare steccati e non a rafforzare un'identità in bilico. La vittoria del "friulese" - e della "furlanidad" propinata a palate da alcuni bardi di corte - che non ha niente a che fare con la dolce lingua di mio padre.
Dov'era la Curia quando il compianto pre Toni Beline - geniale traduttore della Bibbia in friulano - faticava a far quadrare i conti della sua parrocchia di Basagliapenta? Non c'era. Che facevano i politici nel tempo in cui Gilberto Pressacco traduceva dell'aramaico nel suo eremo di Montenars? Lo prendevano per matto. E oggi chi aiuta la "Cjase dai predis" di Luincis nella Carnia profonda, dove due preti indomiti resistono sotto il vessillo del verbo aquileiese, assieme a una comunità dimenticata dal Centro? Nessuno.
Oh si. Gli oligarchi che da sempre lasciano il territorio senza risposte ci daranno il nostro agognato friulano. Ma intanto il Friuli sparirà, travolto da viadotti, supermercati, materialismo, speculazioni edilizie, inquinamento, elettrodotti. Sparirà la montagna, ultimo forziere di risorse pulite, cui il Centro - come ovunque in Italia - porta via i fiumi, la terra, la pietra, persino il vento e poi ciò che resta degli abitanti. Alla Casta la lingua serve come sedativo per gli arrabbiati e come lifting per le operazioni di potere. Ma non c'entra niente con l'anima.
Prima che questo disgraziato paese di nome Italia cominciasse a urlare contro i romeni, gli islamici o gli albanesi, una ventina d'anni fa un signore a Belgrado - tale Slobodan Milosevic - decise che era venuto il tempo di dare al suo popolo (serbo) un pò di orgoglio nazionale. Il paese era in bancarotta, ma la serbità andava distribuita senza risparmio. Un giorno un giornale locale pubblicò una vigneta cui penso spesso, oggi in Italia. Si vede un bambino a tavola davanti al piatto vuoto. Chiede al papà: che c'è oggi per cena? Risposta: una scorpacciata di patriottismo. Sappiamo tutti come è andata a finire.

Paolo Rumiz

CHI E'.
Paolo Rumiz è nato nel 1949, giornalista di la Repubblica e de il Piccolo di Trieste, di cui è inviato speciale, segue dal '86 gli eventi dell'area balcanica. Ha vinto numerosi premi tra cui nel 1993 il premio Hemingway per i suoi servizi dalla Bosnia, nel 1994 il Max David, come migliore inviato italiano dell'anno. Rumiz ha vinto anche il premio San Vidal 2003 e il Premio Latisana per il Nord-Est 2003. Nel novembre 2001 si è recato a Islamabad e a Kabul, per documentare l'attacco Usa.

Cosè l'AUTOTUTELA.

Il cittadino, per contestare l’operato della pubblica amministrazione (p.a.), non dispone soltanto dei mezzi di tutela giurisdizionale, cioè del ricorso al giudice civile o amministrativo, ma può anche rivolgersi all’amministrazione dai cui provvedimenti è stato leso per chiederne la revoca o la modifica, a tutela di un proprio diritto soggettivo o di un interesse legittimo.
Inoltre, la p.a. può sempre annullare d’ufficio o revocare i propri provvedimenti che reputa viziati o comunque inopportuni.
Tale potere, però, che prende il nome di “autotutela”, si distingue dal potere di decidere sui ricorsi amministrativi proposti dai singoli. Quest’ultimo mira a far rispettare il diritto: si accerta solo se il provvedimento, lesivo dell’interesse privato, è conforme o no alla legge, senza che in questa valutazione, comunque, sia preso in considerazione l’interesse pubblico.
L’autotutela, invece, ha di mira il solo interesse della collettività e serve a garantire il miglior svolgimento dell’attività amministrativa.

Riassumendo e riferendoci al caso che ci riguarda, l’istanza di autotutela depositata in data 14 febbraio 2008, sottoscritta da 155 cittadini del comune di Budoia, ha lo scopo di:
- sollecitare il Comune di Budoia e la Regione Friuli Venezia Giulia ad applicare il principio dell’autotutela per revocare il parere favorevole espresso dal Comune per gli aspetti riguardanti la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e per revocare le delibere della Giunta regionale che, recependo il parere del Comune, esprimono il parere di VIA definitivo, giudicando compatibile con l’ambiente il progetto esaminato;
- aprire la strada per un confronto tra cittadini e istituzioni, come peraltro previsto dalla normativa internazionale, comunitaria, nazionale e regionale, per giungere a delle scelte il più possibile condivise e non “calate dall’alto”.

Ricordiamo infine che, per legge, sia il Comune che la Regione non hanno l’obbligo, ma solo la facoltà, di riesaminare gli atti oggetto dell’istanza ed eventualmente revocarli.
Riteniamo comunque che, a fronte di un’eventuale risposta negativa alle richieste formulate nell’istanza di autotutela, le amministrazioni pubbliche interessate dovranno fornire adeguate spiegazioni a tutti i cittadini che hanno espresso la volontà di essere coinvolti nelle scelte riguardanti il futuro del territorio in cui vivono.

Dal Messaggero Veneto del 16 febbraio 2008

Camion a Budoia: seconda petizione

Budoia - San Valentino a suon di petizione per il Comitato dei Cittadini di Santa Lucia di Budoia: sono 160 le firme in calce all'istanza di autotutela spedite giovedi scorso in Regione, in Comune e alla Direzione centrale ambiente e lavori pubblici di Trieste. Il primo trimestre dell'anno mette a segno due petizioni dei cittadini (la prima è stata consegnata in regione all'alba di Febbraio, con 900 firmatari) e l'obiettivo condiviso di un futuro eco-sostenibile nella Pedemonata. " Continua il nostro impegno - afferma la numero uno del comitato, Rosa Olivo - in difesa del territorio e contro l'aumento della mobilità viaria di mezzi pesanti da Caneva alla stazione di Santa Lucia. L'istanza di ricorso al TAR dell' amministrazione comunale di Budoia contro la delibera regionale che mette a rischio il nostro habitat è un atto dovuto. Il comitato non ci sta al ping-pong delle responsabilità sugli effetti della delibera regionale approvata il 23 novembre 2007. Prendiamo atto delle ragioni e dei dati trasmessi dalla ditta CPS interessata all'estrazione nella cava Val Longa di Caneva a alla spedizione degli inerti - continuano i cittadini facenti parte del Comitato -. Abbiamo espresso perplessità sulla veridicità dei dati (impatto ambientale, quantità dei mezzi pesanti in transito, rischio sicurezza e altro) nelle assemblee pubbliche. Il Comitato, che conta 60 adesioni e continue richieste di iscrizione, si riunirà a breve: verificherà nuove e più incisive inizative a tutela della salute e degli interessi della comunità".
Maturata la seconda mossa dei cittadini, il feeling con l'Agenda 21. "Discuteremo la proposta da presentare al Comune di Budoia perchè adotti le norme previste dall'Agenda 21 - indica il Comitato - in materia di trasparenza e coinvolgimentoi diretto dei singoli cittadini nella gestione del nostro territorio. Come capita in altre realtà vicine". Sempre mantenendo le distanze "da qualsiasi forma di strumentalizzazione politica". C.B.